Quella che non c’è. Quella che dura il tempo di due ore. Quella che credi sia a lì a ricordarti il tramonto e invece è il sorgere del sole. Quella che ogni finestra rincorre, senza interruzione, fra il giorno e la notte. Quella che crea la neve, sui tronchi, i tetti e il fiume. Non ho mai pensato tanto alla luce come nel paese della lunga notte. Ecco se dovessi dire che cosa mi ha affascinato della Lapponia direi senza dubbio la luce, quella che non c’è.
Perché a pensarci è come se durante la loro estate senza buio, ci fosse una grande e unica ubriacatura colossale e poi nel corso dell’inverno una ricerca continua, un tentativo di rincorrere quella poca luce che c’è, quel sole che sorge quasi a mezzogiorno e tramonta dopo essere salito di poche spanne all’orizzonte. 

Il freddo e il buio. Erano le due cose che mi spaventavano di questo viaggio. Ho dovuto ricredermi. Per il primo siamo stati fortunati, solo una media di -15:-) e la pupa talmente coperta da richiedere a gran voce di fare un giretto con lo slittino, sulla neve, dopo cena.
Penserete che siamo pazzi, beh l’avrei creduto anche io prima della Lapponia. In realtà c’è un’abitudine così naturale a convivere e vivere senza la luce del giorno che è perfettamente normale vedere qualcuno sciare o scivolare sulla neve all’ora di cena. E noi ci siamo adeguati.

Il buio poi non è quello che conoscevo. C’è una luce fatta di ombre, di azzurrino, impastata alla neve che non ti lascia mai solo. E rende affascinante il paesaggio. Poi ci sono le persone con le loro case, anche le più isolate hanno una luce alla finestra che rimane accesa sempre, quasi a ricreare così un po’ del chiarore che non hanno. 

La luce è anche quella dei fuochi, accesi per raccogliersi attorno per riscaldarsi, scrutare il cielo alla ricerca dell’aurora boreale.

E il sole quando arriva albeggia come fosse al tramonto. Il risultato sono i colori che vedete nella foto di apertura, scattata verso le undici del mattino, poco prima di un’escursione in motoslitta sul fiume ghiacciato.

Contate poco meno di 120 minuti e dall’altra parte avrete la luna, mentre il sole tinge di rosso aranciato l’altro versante.

A tutto si aggiunge la neve, e lì capisci che le persone, gli alberi, le colline, e poi quel fiume non potrebbero essere senza. Non copre le cose, non le avvolge, è nei tronchi, nei tetti, sulle strade, li illumina e li sottrae alla notte: è come se fosse perenne, tutt’uno con le cose.

Naturalmente è freddo, molto freddo, ma è come se ad ogni minuto respirassi una boccata di neve, senza limiti, compromessi ma stranamente piacevole:-).

 

Il viaggio. Non avrei mai pensato di andare in Lapponia fino a qualche anno fa. Poi due mesi fa è nata l’idea: l’invito di Babbo Natale per la pupa. E io come come al solito ho funzionato da agenzia di viaggio familiare.

Ho scovato un "cabinlog" (beh, un piccolo cottage con tanto di cucinotto, ridotto all’essenziale e sauna in casa, fantastica!!!), giusto fuori Rovaniemi, ai piedi di piste da sci e piccole discese per slittini. E’ stata la scelta perfetta.

Rovaniemi, infatti, non è particolarmente bella come cittadina, è stata distrutta prima ai russi e poi dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e quindi ricostruita da capo, con uno stile anni ’70 tendente all’est-europeo. Triste:-).

Basta lasciare alle spalle di pochi chilometri la città e tutto cambia.
In città vale la pena fermarsi un pomeriggio per una visita all’Artikuum Museum, dove scoprire tradizioni e storia dei lapponi, un paio di compere (ai designaddicted consiglio Pentik, io ho scovato due renne porta candele proprio in lappishmood) e una cena da Nili’s restaurant, dove potrete sperimentare la cucina lappone (che ammetto non mi ha particolarmente impressionato, considerando che già partivo prevenuta nei confronti della carne di renna). 

 

In giro, sulla neve. Gli husky, le renne e Alice. Le escursioni sono state scelte considerando la nostra pupa. E dopo una prima uscita in motoslitta, classificata come "giornata da dimenticare" causa pupa non soddisfatta, direi che la corsa in slitta coi cani husky e la passeggiata con le renne al chiarore della luna piena, hanno definitivamente conquistato Alice, direi più di Babbo Natale:-).

Naturalmente in questi casi venite forniti da equipaggiamento di copertura degno di omino michelin doppio e il bambino non viene abbandonato al suo destino, ma viaggia con voi sulla slitta, avvolti nelle coperte:-). 

Io per non sbagliare ho riempito Alice nelle estremità di scaldini usa e getta: sì, avevo il terrore del grande gelo:-)

A guidare la slitta? Nel primo caso Mr B. , nel secondo Rudolph. In buone mani, no?

Il tutto percorrendo sentieri innevati.

 

La cucina. Vi ho già detto di Nili’s restaurant, in generale la cucina lappone mi è sembrata superessenziale, ridotta a poco o nulla (ma magari è tutta una mia falsa impressione). Renna, affumicata o cotta a filetto, salmone, pudding, pepperkor e poco altro. Siamo rimasti conquistati da un ristorante ma più per il suo arredamento fatto di ghiaccio piuttosto che per i piatti.  Direi che insieme alla corsa coi cani dagli occhi color del cielo (parole di pupi) il ristorante Snowland è stata la seconda esperienza da annotare.

Guardate un po’:-). Ovviamente si cena vestiti e in gran fretta!

Pensate che qui ogni anno rifanno pareti, tavoli, tetto tutto da capo (e beh, che ve lo dico a fà, è di ghiaccio), e ci mettono un mese e un pezzo. 

Io non smettevo di fotografare, peggio dei giapponesi di fianco a noi:-).

Il menù? Zuppa di renna affumicata (confesso, buona!), renna per Mr B., salmone per me e la pupa. E poi snaps (tipico liquorino del posto) per la sottoscritta in bicchierino rigorosamente di ghiaccio (confesso, l’ho preso solo per il contenitore:-)).

 

On the road, of course. Non sono io se sto ferma nello stesso luogo più di quattro giorni. E’ stato così che il quinto giorno ci siamo messi in auto, direzione Ranua. Per precisione verso lo zoo artico della Lapponia. Allora aperta parentesi. Io non amo gli zoo e dopo essere stati mesi fa allo zoo di Londra, al quinto animale da caldo africano nel gelo londinese avevo detto basta. Qui invece è stato diverso. Si tratta di animali solo del luogo e il tutto è in un similbosco che giri a piedi con pupo nello slittino e copertina. Ok, non è comunque il massimo, gli orsi polari non hanno a disposizione l’intera foresta artica ma un piccolo appezzamento, però è meglio di altri zoo visti. Chiusa parentesi.

Il bello di questo giro? La strada per arrivare. 

Ho visto il sole sorgere e poi tramontare dopo il mezzodì in una manciata di chilometri. E poi cottage colorati isolati, con appena una luce ad illuminarli. Mi sono goduta il paesaggio, chiedendomi come sia possibile vivere in tutta quella solitudine. Io ne sarei stordita.

Sotto avete l’albeggiare, non il tramonto.

 

Il motivo. In realtà conoscere Babbo Natale si è rivelato l’ultima delle ragioni di questo viaggio. Ancora oggi chi ci chiama per auguri e ci chiede ha tra la primissima domanda: "E Alice cosa ha detto di Babbo Natale?". Uhm, la prossima domanda. 

Credo alla fine che il bello stia più in tutte quelle lettere che giungono da ogni parte del mondo verso l’ufficio postale di Klaus (Santa) e l’omonimo Village. Sono il sogno e la magia, il resto l’ho trovato troppo umano (e commerciale). E la pupa, nonostante i tre anni, pare aver apprezzato di più altro. E davanti a Klaus mi è parso che avesse un’aria un pochino scettica:-). O forse era solo la mia di sensazione.

 

Il particolare che ha fatto la differenza? Neve a prova di angelo, piccolo e grande (no, eh?).

Ok, ci voglio andare anche io. Link utili? Ecco qua.

Rovaniemi, il sito ufficiale

Qui ho organizzato le escursioni 

Il nostro cottage

La webcam (ostinatamente guardata per più di un mese, ogni giorno, preoccupata che non ci fosse neve!)