Una volta a Karpathos, sempre a Karpathos

Il paesaggio è arido, quasi arso dal sole e sferzato dal vento che soffia implacabile sul mare punteggiato dalle vele colorate dei windsurf. Siamo appena scesi dal piccolo aereo che ci ha trasportati in poco meno di un’ora dal fascino medioevale e cosmopolita di Rodi alla solitudine fuori dal tempo di Karphatos. La prima impressione non è di incanto. E mai impressione si rivelerà più lontana dalla realtà. Perché una volta a Karpathos, sempre a Karphatos. Almeno col cuore.

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Facciamo merenda a Roma?

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Questa è una domanda ma anche una proposta. E la vostra risposta, se siete da quelle parti domenica 23 novembre, alle 16, deve essere sì:-). O almeno provateci. Io sarò da Eataly per una pseudo presentazione, nel senso che più che parlare di Facciamo merenda! (il libro, il terzo…) preparerò la merenda con tanti bambini (beh, facciamo qualcuno, ecco) a base di pane, zucchero e …

In tutto ciò qualche info pratica.

Il laboratorio è gratuito e ad accesso libero fino ad esaurimento posti. Come essere sicuri di avere il proprio (compreso di postazione, materiale e attestato “io c’ero?”)? Niente di più semplice, scrivete a stampa@galluccieditore.it e segnalate la vostra partecipazione col numero di bambini.

Cucineremo da Eataly proprio come l’anno scorso, anche se questa volta sarò da sola, senza Miss Cia (in vacanza, beata lei:-)).

 

Altre cose? Uhm, mi godrò Roma per tre giorni tre con un solo pupo al seguito, sull’agenda ho giri e giretti, un Milano-Roma-Milano in treno che mi piace sempre tanto, un sabato a base di chiacchiere con una cara amica che non vedo l’ora di rivedere,  almeno un pranzo a base di cacio e pepe (ve l’ho mai detto che adorooo cacio e pepe?) e una colazione con un goloso maritozzo (qui sono i ricordi della nonna che fanno il desiderio), un mini giretto di shopping (giurin giuretta poco poco) e la contemplazione della bellezza della capitale che ogni volta ha il potere di lasciarmi imbambolata mentre cammino con il naso all’insù.

Ora ritorno al mio caffè d’orzo aromatizzato al cioccolato nero e alla mia ciambella composta con i cachi che occhieggiavano ormai maturi dalla terrazza, dal frigo e dalla cucina (beh, sì, credo di averne acquistati troppi!).