
E' un periodo strano. Sto cercando di sgombrare il più possibile il territorio da lavori (ritrovandomi a cucinare e scrivere per luglio nel mese più invernale che ci sia) e rasento voglia ridotta al minimo di occuparmi di quello che ancora rimane. Mi era capitato anche l'altra volta, alcuni la chiamano "preparazione del nido" e sarà che l'idea esiste e ha pure l'onore del nome, io ci sguazzo distratta e concentrata più su mini tutine e golfini e riorganizzazione dell'armadio total white di Alice da spartire per due. La cosa pazzesca? Mi dà soddisfazione sistemare, dividere e ovviamente tuffarmi nel mini shopping.
E beh la cucina diventa un passatempo lieve, da utlizzare come tavola per un gioco.

Credo che se fosse stato per me ve ne avrei parlato giusto il pomeriggio prima, massino la mattina. Perché mi viene difficile scrivere di qualcosa che non sento ancora così vicino, perché il blog è sinonimo di scrittura per davvero di quello che succede. Questione a parte il resto (e tanto per dire oggi per lavoro ho infornato mascherine di Carnevale, sì di Carnevale, da sentirsi moltooo spaesati).
Miss Cia però è stata gentilmente perentoria perché se "qualcuno deve utilizzare la tua idea mica può infornare, procurarsi il materiale e magari disegnarci pure la sera prima". Ecco spiegato perché oggi, 21 novembre, parlo di Natale o meglio dei 24 giorni che lo precedono.
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