
Mi sono ricordata l'altra sera, a due giorni dalla partenza di oggi. Erano rimaste dimenticati foto e racconto della montagna di un mese fa. Quattro giorni sparso che, dopo le ultime settimane di un'estate talmente strana per la sottoscritta che passerà a memoria familiare, mi pare ormai un lontanissimo ricordo. Talmente lontano che dire preciso è ormai impossibile, risulta più semplice raccogliere un'impressione sola, quella che, a quanto sembra, è rimasta vivida anche per la pupa. Ossia di "quella fata che imparava a liberarsi delle tristezza".

Pensa a un mercato un po' radical/etno chic, cornice vecchio vittoriana di un biscottificio in disuso, un po' yuppie ma anche tanto bio e posizionalo all'estremo sud del continente africano. Bene avrai la sensazione strana di essere dalle parti di Londra (vi ricordate il Borough Market?) piuttosto che nella terra dei leoni e della terra rossa. Aggiungici la possibilità, in poco più di mezz'ora di auto, di fermarti per un bicchiere di Merlot in una cantina dall'architettura franco-ugonotta e ti parrà di non aver mai lasciato l'Europa.
Devo dire che è stata in assoluto la prima volta che mi è capitato qualcosa del genere all'interno dei confini africani. Bello o brutto? Non saprei, certo della serie "questo non me l'aspettavo".
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