Strascinati e cime di rapone delle Murge

Strascinati e rapone

Sono completamente e irrimediabilmente distratta. Tutta colpa di ieri. Lontano da casa, a contemplare montagne, nuvole che corrono con il naso all’insù, su prati che poco lontano hanno ancora qualche pennellata di bianco. Sul fondo note che ti invitano a perderti, come fosse il regalo più prezioso. Due giorni a due, come se gli anni fossero un dettaglio insignificante e il tempo da consumarlo in una risata. Alla fine la vita è inaspettatamente leggera quando ci si perde in qualcun altro.
La cucina di casa ha risentito di tutta quella luce: ho ritrovato anche quest’anno il rapone delle Murge (proprio simili  alle cime di rapa, ma con ammiccanti fiori gialli sparsi qua e là) e sono finiti nella ricetta di oggi.

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Pollo al latte di cocco e riso pilau

apertura pollo mauritius 930 px

La cucina è un modo per prolungare il piacere di un viaggio, per rivivere profumi e sapori, per fare a volte il giro del mondo stando fermi alla propria tavola. Di sicuro questo è uno degli aspetti che mi affascinano di più.

Sono tornata da Mauritius con tante, tante spezie, oltre a zucchero, rum e vaniglia. E ho cominciato a sperimentare. Un esempio? La ricetta di oggi a base di pollo al latte di cocco e riso pilau arricchito di lenticchie. Una ricetta per i grandi perfetta anche per i più piccoli.

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La torta cachi e cioccolato

torta cioccolato e cachi

E’ autunno. Pieno e multicolor. Ora sì. Il tepore delle coperte ha cominciato a giocare a nascondino col freddo di fuori e quel cielo che ormai si fatica a trovare, tanto è bigio e grigio.

L’autunno ha fatto capolino in cucina, silenziosamente mentre per settimane sembrava ancora fine estate: ho cucinato a più riprese zuppe e vellutate che nei colori ricordano le foglie che ridacchiano sotto i nostri piedi. Crick, crock.

Le bambine (ma direi pure il piccolo Lui) hanno abbracciato cantando la nuova stagione: Alice e Lea hanno fatto a gara a sgranare i fagioli (e devo dire che questo è un ottimo sistema per trovarsi un chilo e più di borlotti belli e pronti senza fare nulla:-)), la sottoscritta ha comprato e ricomprato le castagne promettendo a tutti un montebianco e una zuppa, sono arrivate le prime zucche compresa quella per la notte del 31. E come ogni ottobre comanda (e compleanno di Alice) i cachi hanno segnato il passaggio dall’estate all’autunno.

I cachi. Alice ogni anno pone la stessa domanda, una sorta di piacevole riconferma: “Mamma al mio compleanno arrivano i cachi?”. Per lei, ecco complenano significa anche arrivo dei cachi. Con tutto il loro carico di arancione e la promessa di posatine nei semi.

Devo dire che quest’anno di semi non ne abbiamo ancora trovati (nonostante vi assicuro di cachi qui ne abbiamo consumati a cassette).

La passione cachi infatti ha trovato nuovi adepti, finendo pure nei piattini a colazione! Edo compreso:-)

Io non ho resistito e come mio solito mi sono data alle declinazioni. Dolci e salate.

Oggi vi presento la dolce. In realtà si tratta di una reinterpretazione di una torta facile, facile, tipica della mia zona che due anni fa è finita pure nel mio secondo libro, La Forchettina, come La torta dell’elfo. Perché il segreto sta tutto nel riposo notturno di pane, latte, cacao e biscotti e in quelle manine, piccole, piccole dell’elfo che arrivano ad ammorbidere e amalgamare.

In questa versione ho aggiunto i cachi (ma ci ho provato anche con mele e pere). Ci è talmente piaciuta che l’ho rifatta di fila per tre settimane e ogni volta mi dicevo che sarebbe durata almeno lo spazio di due giorni, considerata l’assuefazione. Nulla. Che vi devo dire qui piace ma piace proprio.

 

Dimenticavo. Nel mentre una pupa è diventata più grande: è ufficiale, ormai ci vogliono proprio due mani per contare i suoi splendidi 7 anni.

Quest’anno è stato tutto un po’ diverso, con il compleanno festeggiato in riva all’ultimo mare di stagione.

Insieme, io e lei abbiamo preparato dei biscotti, Frozen style (che qui l’Aliciotta adora Elsa, la sorella grande proprio come lei) da portare a scuola: ogni biscotto nella sua bustina, tutte rigorosamente nominate dalla pupa.

 

La ricetta della torta. Questo è un dolce che si fa un po’ ad occhio, a seconda delle vostre preferenze, più o meno cioccolato, più o meno morbida ( e degli avanzi disponibili:-)).

piesse: informazione di servizio. Sabato 8 novembre, ore 16.30, prima presentazione di Facciamo merenda! presso la libreria Librogiocando di Monza, via Vittorio Emanuele 13.

Ci sarà un laboratorio di disegno e colori per i più piccoli (della serie con Miss Cia potranno creare i loro compagni di merenda).  E’ un piacere essere ancora una volta loro ospiti.

Per partecipare scrivete a: postmaster@librogiocando.it

Ingredienti (per una torta di diametro di circa 26 cm)

300 g di amaretti

300 g di biscotti secchi

200-300 g di pane secco

2-3 cucchiai di farina (io ho usato un mix di farro e riso)

100 g di cacao amaro

circa 1 l tiepido  di latte

1 uovo

1 cucchiaio di olio di oliva delicato

la polpa di due cachi

100 g di cioccolato fondente (io un extra 75%)
un cucchiaino di lievito

un pizzico di sale

2 cucchiai di zucchero di canna

mezzo cucchiaino di vaniglia in polvere

50 g di pistacchi non salati

 

Procedimento

Prendete una ciotala bella capiente. Versate dentro amaretti e biscotti, con un cucchiaio di legno frantumateli (sfogando le tensioni della giornata, che questa torta è terapeutica prima e dopo!), aggiungete il pane a tocchetti e il cacao amaro. Infine bagnate a filo con il latte tiepido: mescolate nuovamente. Coprite con un panno e dimenticatevene fino al giorno successivo: ci penserà l’elfo ad ammorbidere tutto per bene (le mie pupe vanno matte per questa fase “notturna”).

Il giorno dopo, riprendete l’impasto, aggiungete l’uovo, la farina (più o meno a seconda della consistenza più o meno morbida che volete ottenere), lo zucchero, la vaniglia, il cioccolato sciolto a bagnomaria, metà dei pistacchi frantumati, il pizzico di sale, la polpa dei cachi e il lievito.

Ungete una teglia con l’olio, versate l’impasto e decorate la superficie con i pistacchi interi.

Cuocete in forno a 175° per circa 40 minuti.

 

Tagliatelle fast&fusion: avocado e pomodorini

pasta avocado pomodorini

Il lunedì necessita di destrezza e abilità. Per superare la sensazione “non ce la posso fà, ma proprio no”, per dribblare la lista di impegni che chissà perché di lunedì pesano doppio. A voi no? Per la sottoscritta sì, sarà che il fine settimana non è più quello di una volta (leggi riposo e relax sono andati altrove), sarà che di solito rimando un paio di consegne, se non assoluttisssssssimamente necessarie, dal venerdì al lunedì, sarà perché a volte capita l’imprevisto (tipo? oggi e domani due riunione scolastiche a ridosso della cena, e danza e piscina e devo fare quello e questo).

Spesso le amiche (ma anche le semplici ti “ho appena conosciuta”, ma se scrivi libri di cucina hai la riposta:)) mi chiedono come poter sopravvivere ai pasti. Avete presente no quel momento della sera fra le 19 e l2 20 (che se avete bambini che vanno a scuola ormai dopo le 20 impossibile cenare) quando dovete fare in modo che almeno i pupi abbiano le ginocchia sotto il tavolo? Bene, anche per me è una corsa.
Ho imparato che se però sono allenata e preparata tutto funziona meglio.
Di solito quindi pianifico, la spesa e le cene, gioco all’anticipo nel fine settimana (che due ma anche tre piatti già pronti sono un’ancora di salvezza, almeno nelle basi, come i brodi) per non ritrovarmi in fuorigioco alle 19. E faccio in modo di avere nel frigorifero ingredienti che i bambini amino e si possano interpretare velocemente. Per noi, sono soprattutto frutta e verdura di stagione, ma anche legumi veloci (ad esempio lenticchie decorticate o piselli spezzati), riso sia carnaroli sia thai/basmati, risoni (per pastine veloci risottate), uova, formaggi freschi (ricotta, robiola etc…).

C’è un ingrediente che abbiamo sempre adorato, diventato con l’andar del tempo un’abitudine presente nella lista della spesa. L’avocado. Non è a chilometro zero, lo so (anche se aspetto di poter assaggiare il frutto coltivato in Sicilia, ma non ancora trovato in giro). Però è fantastico. La cosa straordinaria? Persino Edo lo ama. Semplicemente schiacciato a forchetta, con una goccia di olio EVO e una di limone.

L’avocado ineffetti è una fonte fanstastica di Omega 3, acidi grassi insaturi e fonte di energia. La sua consistenza burrosa lo rende perfetto per i primi assaggi dei pupi.

Qui, da noi, a casa è l’alleato di tutte le salsine di accompagnamento insieme allo yogurt greco.

Naturale il pensiero dell’altra sera: se ci facessi delle tagliatelle giapponesi (udon, per intenderci) con dei pomodorini saltati poco poco, e della salsa di avocado profumata al coriandolo e arricchiata di mandorle tritate?

Facile, veloce e gustosa. Perfetta per questi ultimi giorni che sanno più di estate che di autunno.

Ingredienti (per 4 più un assaggio di avocado del piccolo Lui)

2 avocado maturi

una ventina di pomodorini pachino

un cipollotto fresco

olio extravergine d’oliva

qualche fogliolina di coriandolo

una decina di mandorle

sale

lime

200 g circa di udon (o tagliatelle)

 

Come si fa? In sprint. Lava i pomodorini, tagliali a metà e falli saltare per una decina di minuti in padella con del cipollotto affettato finemente e un paio di cucchiai di olio extravergine d’oliva. Aggiusta di sale e spegni. In alternativa puoi anche cuocere i pomodori a metà, disposti su carta da forno, leggermente salati e conditi con un filo di olio, in forno a 185° per 20 minuti.

Nel frattempo pulisci gli avocado, elimina la buccia e il nocciolo: frulla la polpa con un cucchiaio di olio, mezzo lime scarso, le mandorle, un pizzico di sale.

Aggiungi le foglie di coriandolo tagliuzzate. Cuoci le tagliatelle, condiscile con la salsa di avocado e i pomodorini e servi subito.

 

 

Un Fiorfiore di pasta: i rigatoni al ragù veggie e zucca

Oggi è Halloween. E anche noi ci stiamo attrezzate coi cappelli da streghetta e una lanterna a forma di zucca per tenere lontani gli spiriti cattivi. Non amo troppo la tradizione della notte più terrificante dell’anno soprattutto per quello che riguarda gli aspetti più “trash”, che per me sono travestimenti vampireschi con tanto di denti aguzzi e sangue in vista, o parlando di cucina, di cimiteri e bare da mangiare. Detto questo adoro le zucche. Di ogni tipo e foggia. Sotto forma di vellutata, zuppa e pure risottate sono il mio comfort food collezione autunno-inverno. Bene, quindi questa sera zucca ci sarà. E una delle ricette da sfornare è rigatoni della linea Fiorfiore Coop al ragù di soia e besciamella alla zucca. 

Confesso che era da tempo che volevo testare questo ragù a base di fiocchi di soia. Un po’ ero titubante sul sapore e profumo finali. Mi sono dovuta ricredere. Se fatto con tutti i rigori di un ragù è a prova di “inganno” se così vogliamo dire, o almeno l’Aliciotta ci è cascata e al primo assaggio ha detto “carne”. 

Mi chiederete: e perché proporre questa variazione se non si segue un regime veggie o vegetariano? Per sperimentare, variare e personalmente consumare una quantità minore di carne (cosa buona per noi, per l’ambiente e per gli altri). Considerate che la soia ha un alto valore nutrizionale, ossia buon apporto di proteine, ferro e sali minerali.

Ecco, questa è una cosa che pure la sottoscritta necessita di tenere sotto controllo in questo periodo di “pancia”. 

Infine il tocco “halloween”. La besciamella si tinge di giallo arancione ed è leggera, leggera e profumata di cannella. 

piesse: per chi si fosse perso gli halloween del Cucchiaino qui un veloce refresh:

Streghe, fulmini e scherzetti

Pumpinkpie del Cucchiaino

Il panino che c’è anche sul Cucchiaino libro

I pupi fantasmini

 

 

E la ricetta di oggi. 

Ingredienti (per 4)

300 g di rigatoni Fiorfiore Coop

1 cipollotto

1 carota

1 gambo di sedano

500 g di passata di pomodoro

70 g di fiocchi di soia 

1 chiodo di garofano

1 spicchio di aglio

200 g di polpa di zucca

500 ml di latte parzialmente scremato

1 pizzico di cannella

sale

olio extravergine d’oliva
brodo vegetale

100 g di latteria saporito 

1 cucchiaio di maizena (o fecola di patate)

Procedimento

Cuocete la zucca al vapore.

Riscaldate il brodo e cuoceteci per 5-10 minuti i fiocchi di soia, quindi scolateli e teneteli da parte. Affettate finemente il cipollotto e riducete sedano e carota a cubetti piccoli. Fate dorare le verdure con lo spicchio di aglio e la foglia di alloro (che poi eliminerete) in una casseruola dove avete aggiunto un cucchiaio abbondante di olio. Unite anche i fiocchi di soia (potete sfumare con un goccio di vino bianco secco) e il chiodo di garofano, quindi la passata di pomodoro, aggiustate di sale e cuocete a fuoco dolce per un’oretta.

Frullate la zucca con un mestolo di brodo vegetale. In una pentola lavorate con la forchetta la maizena con un cucchiaio di olio, mettete sul fuoco e aggiungete poco latte tiepido. Con la frusta amalgamate la maizena, evitando i grumi e aggiungete a poco a poco il resto del latte. Aggiustate di sale e portate a bollore, lasciando che il composto si addensi. A questo punto unite la zucca frullate e un pizzo di cannella.

Cuocete la pasta lasciandola molto al dente. Disponete in una pirofila da forno uno strato di pasta, uno di besciamella e uno di ragù. Finite con del latteria a scaglie. Passate in forno a 185° per 15 minuti circa. 

Un Fiorfiore di pasta: panissa di pasta

Immaginate il Monferrato sul finire di settembre. Pendiii dolci, morbidi, puntellati di vigneti, grappoli bianchi e scuri pronti da cogliere per la vendemmia. Un fine settimana di inizio autunno talmente tiepido e solare da parere ancora quasi estate. Un matrimonio a cui partecipare, un castello da fiaba dal quale contemplare il giorno al tramonto. E due giorni in assoluto relax, senza pupe al seguito. Il giorno dopo il matrimonio, con Lui ci siamo aggirati per i paesini vicini e siamo finiti in una delle tante sagre del periodo. Ovviamente abbiamo sperimentato: tutti piatti rigorosamente doc del territorio. Sono rimasta conquistata dalla bagna couda (e sì, sì…) e dalla panissa o “paniscia”. Un risotto contadino, accompagnato da fagioli borlotti, lardo, salsiccia e barbera. 
Al ritorno l’ho rifatto, sostituendo la pasta col riso (lo so che i vercellesi penseranno a un’eresia:-)).

Mi piace interpretare, prendere una ricetta, trasformarla facendomi comunque ispirare. E questi sono giorni di esperimenti. Mi aggiro nella nuova cucina, felice come una bambina con il suo nuovo “giocattolo”:-)).
C’è il forno da farsi amico, i fuochi pronti ad accogliere pentole e pentole, gli spazi da riempire di risate, profumi, sapori. E di libri, che a dire che c’è anche La Forchettina (insieme a Il Cucchiaino) mi pare strano.
Al momento è il luogo che preferisco in questa casa. Lo sento mio con la piccola dispensa già stipata di ogni sorta di aggeggio, stoviglia, farina, posata, carta, macchina fotografica, etc… (uhm, ci sono finiti tutti gli strumenti di lavoro, e c’è pure chi chiede asilo per i propri, vero Miss Cia?:-)).
Ecco, prima o poi vi faccio fare un giro, che ne sono orgogliosa proprio come fosse il mio ultimo “scarrafone”!
Tornando alla ricetta. Mi sono comportata proprio come fosse un risotto. Ho preparato il brodo, vegetale, ho rimestato la pasta come fossero chicchi di risaia. E ho utilizzato gli ultimi fagioli borlotti freschi di stagione, giusto per non farci mancare la sgranatura che ci piace tanto. 
 
Il gusto è molto vicino a quello della panissa originale, ovvio con tutte le debite differenze per via della sostituzione di riso con pasta. In questo caso mezze penne rigate della linea Fiorfiore Coop, che hanno tenuto molto tempo in cottura.
 
Ingredienti (per 4)
300 g di fagioli borlotti
1 carota
1 gambo di sedano
40 g di lardo a pezzetti
1 cipollotto
200 g di salsiccia
240 g di mezze penne rigate Fiorfiore Coop
olio extravergine d’oliva
rosmarino

brodo vegetale
qualche cucchiaio di barbera
parmigiano Reggiano

Affettate finemente la carota, il sedano e il cipollotto lavati. Fate rosolare il trito con un cucchiaio di olio extravergine e il lardo a pezzetti.
Mescolate e unite i fagioli sgranati (se usate quelli secchi, dovete lasciarli a bagno per 12 ore circa in acqua prima di utilizzarli).

Rabboccate con abbondante brodo, aggiustate di sale e lasciate cuocere a fuoco dolce per 40 minuti circa o comunque fino a quando i fagioli sono morbidi. Fate attenzione a tenere i fagioli abbastanza liquidi.

Fate rosolare in un’altra pentola qualche fettina di cipollotto con un cucchiaio di olio e la salsiccia a pezzi privata del budello.
Unite anche la pasta, mescolate e sfumate con un goccio di vino (potete anche eliminarlo). Aggiungete a poco a poco i fagioli, bagnando con ulteriore brodo se necessario. Portate a cottura. Spegnete, mantecate con del parmigiano e profumate con del rosmarino fresco prima di servire.